
Oggi ho finalmente trovato il tempo per inaugurare la rubrica dedicata alle interviste fatte ai portieri professionisti del nostro gruppo Facebook “portieri italiani” che oramai cresce a ritmi vertiginosi. Come sapete, il nostro gruppo nasce con l’intento di “fare cultura” intorno al ruolo più bello, difficile e meno compreso al mondo ma anche, e soprattutto, per “pubblicizzare”, se così si può dire, quelli che erano fino a qualche anno fa il fiore all’occhiello della scuola italiana, ossia i portieri: da Zoff a Zenga, fino ad arrivare a Pagliuca, Peruzzi e all’odierno super Gigi Buffon, i nostri portieri sono sempre stati i migliori.
Visto che al giorno d’oggi, per usare una figura economica, la bilancia commerciale italiana degli scambi di portieri è in negativo, mi sembrava giusto iniziare la prima intervista della rubrica con uno dei tanti nostri numeri 1 d’esportazione. Vi propongo l’intervista/chiacchierata telefonica gentilmente concessami da Luca Ferro, portiere italiano di 30 anni che gioca nel Neuchatel Xamax (squadra che milita nella Super League – seria A svizzera) al momento infortunato, che ho conosciuto grazie al nostro gruppo “portieri italiani” su Facebook.

Ciao Luca, piacere di conoscerti! Come và la riabilitazione post operazione alla schiena?
Ciao Matteo, piacere mio. La riabilitazione è molto dura ma procede bene. Ora tutti i giorni vado in piscina, sto seriamente pensando di darmi al nuoto! Sapevo che ci voleva tempo quindi al momento non mi creo ancora problemi, è un mese che sono stato operato quindi devo avere ancora pazienza. Nel frattempo guardo le partite in televisione.
Per me è stata veramente una sorpresa scoprire un portiere italiano in Svizzera, come saprai infatti, negli ultimi tempi in Italia i portieri li importiamo piuttosto che esportarli!
Sai, fino a che arrivano in Italia portieri come Julio Cesar o Doni và anche bene, ma quando poi si scelgono degli stranieri mediocri come secondi in serie A, B e, qualcuno anche in C, inizia ad essere pesante la faccenda. Io in carriera ho conosciuta la “scuola portieri” tedesca, francese e svizzera, oltre a quella italiana e, sinceramente a me piacciono molto di più i portieri italiani. Quando sono arrivato in Svizzera quattro anni fa mi son detto, o gioco in serie A qua o smetto perché non è possibile con i portieri che ci sono qua, davvero molto brutti da vedere nello stile, nel modo di parare ecc..diciamo che tecnicamente sono indietro. Con questo non dico che non ci siano buoni portieri anche in Svizzera, anzi, siamo sempre in serie A, ma diciamo che come impostazione e stile preferisco sempre un italiano a quelli provenienti da altre scuole.
Al momento in Svizzera ci sono tre o quattro portieri italiani: un precursore è stato Stefano Razzetti che ha fatto 5/6 anni al San Gallo ma ora è tornato in Italia (C2 al Pizzighettone); Matteo Gritti del Bellinzona (ex Albinoleffe); Lorenzo Bucchi, un giovane molto bravo che gioca anche lui al Bellinzona; Giovanni Proietti del Lugano (ex Perugia e Sanbenedettese) che come secondo e terzo portiere ha altri due italiani (Christian Altebrando e Luca Vicentini).
L’anno scorso, neanche a farlo apposta, se leggevi i giornali, i migliori portieri della serie B Svizzera eravamo sempre noi italiani (Ferro, Bucchi e Proietti) ed infatti, quest’anno, siamo saliti tutti di categoria tranne Giovanni Proietti che però molto probabilmente quest’anno vincerà il campionato di B e mi auguro che il prossimo anno salga anche lui di categoria.
Là la concorrenza non è altissima ma proteggono molto i loro giovani: se un giovane è nel giro dell’under 21 viene protetto al mille per mille da tutti, è una cosa incredibile che in Italia non succede! Per esempio il portiere del Lucerna, David Zibung tre anni fa vinse il campionato di serie B giocando male, salì di categoria giocando tutte le partite da titolare sbagliandone parecchie (cosa che succede ad un portiere in Italia viene cavato dopo tre partite), l’anno dopo giocò di nuovo sempre titolare migliorando e, quest’anno, nominato addirittura capitano della sua squadra a soli venti anni, è stato richiesto dal Borussia Dortmund!
La cosa belle della Svizzera è questa: se hanno un giovane con buone potenzialità nel giro della nazionale, prima che lo taglino, ne deve passare veramente tanto di tempo così, se gli capita di andare all’estero, il ragazzo è pronto a far bene, vedi Inler e Barnetta.
Inoltre non c’è la pressione che c’è in Italia: quest’anno noi abbiamo fatto nove partite senza vincere e nessuno ci ha detto niente, in Italia dopo due accadeva il finimondo. Da quando sono venuto qua su mi sono tornato a divertire, poiché hanno una mentalità totalmente diversa.
All’inizio non capivo e mi arrabbiavo quando i miei compagni uscivano la sera prima della partita, da noi è inconcepibile anche uscire solo a mangiare una pizza. Per “loro” invece non c’è niente di male in quanto non fanno nulla di male, vanno solamente a mangiare insieme, per fare gruppo.
C’è un allenatore italiano-ticinese, Vittorio Bevilacqua, che allena a Yverdon in serie B, che è un vero fenomeno: per lasciar tranquilli i giocatori và a far serata con loro! Un mese fa sul giornale nazionale, Le Matin, c’era addirittura un articolo che diceva “dopo aver ben festeggiato con litri di birra e vodka la vittoria il Yverdon si appresta ad andare in casa della capolista Lugano a cercare i tre punti”! E questa squadra è terza in classifica e, la momento, è quella che esprime il calcio migliore! L’anno scorso all’FC La Chaux-de-Fonds, Bevilacqua era il mio allenatore e, nonostante fossimo una squadra mediocre ci ha fatto fare un gran campionato poiché ha formato un grande gruppo. Poi vi sono anche allenatori come il mio attuale, Clausen Nestor (terzino destro nell’Argentina campione del mondo nel 1986 con Maradona) che, seppure siano un po’ più rigidi negli allenamenti, non mancano di senso dell’umor a fine allenamento.
Quali Preparatori portieri hai avuto in carriera?
Allora in Italia ho avuto Palleari (ora a Lecce), Genovese (Salernitana), Ancona (era a Genova ma ora dovrebbe avere smesso), Bistazzoni (ex portiere della Sampdoria), Pellicanò (ex portiere del Bari)…
E in Svizzera ci sono preparatori portieri italiani?
Forse a Lugano c’è un preparatore italiano ma non saprei. Qui in Svizzera ho avuto Laubli, che è un monumento del calcio svizzero, che era un vero fenomeno: faceva fatica a calciare perché aveva qualche problema fisico ma, nonostante mi avesse preso sotto di sé a 27 anni mi è riuscito ancora ad insegnare qualcosa grazie alla sua personalità contagiosa e, anche se a livello di allenamento non si faceva molto, lavorava molto a livello mentale e sulla posizione.
Nella tua carriera un passato al Genoa, come sei arrivato in Svizzera?
L’ultimo anno di contratto (2004) al Genoa, all’arrivo del presidente Preziosi, non ho mai visto il campo in quanto fuori rosa e mi sono allenato male. Alla rottura del contratto, non ho trovato nulla che mi andasse bene per un paio di mesi poi, a Novembre, ho fatto un provino in Svizzera allo La Chaux-de-Fonds, una piccola squadra interamente gestita da italiani e, grazie a Turone (celebre il suo famoso goal in Roma-Juve) che mi ha portato su ho iniziato a giocare là a Gennaio all’apertura del mercato. Dopo tre e anni e mezzo lì a La Chaux-de-Fonds sono approdato allo Xamax per sostituire Zuberbuehler ma a causa di ripetuti infortuni (stiramento agli aduttori e poi alla schiena) non sono mai riuscito a giocare con continuita. Ora, con l’infortunio alla schiena in smaltimento, spero di essere a posto per Febbraio alla ripresa del campionato.
Non hai mai pensato di ritornare in Italia fra qualche anno?
Sinceramente non riuscirei più a tornare in Italia, un po’ per mancanza di mercato in patria, un po’ perché qua sto molto bene: l’organizzazione è molto buona e gli stipendi anche. Qua è molto in uso il sistema dei premi partita, davvero molto stimolante per le prestazioni.
Che quanti guanti e scarpini usi?
Sono sotto contratto con la Puma, marca con cui mi trovo benissimo.
C’è un portiere al quale ti ispiri, che ti piace più degli altri, un tuo idolo?
Troppo facile: Buffon, il migliore di tutti!
Puoi dare, per concludere, un consiglio a tutti i portieri italiani (almeno quelli del nostro gruppo facebook) che certamente leggeranno l’articolo?
Scappate dall’Italia ma, se siete giovani, aspettate ancora un po’ se no rubate il posto a me!
Ciao e grazie mille Luca, in bocca al lupo per la riabilitazione e, certamente, ci risentiamo presto!





beh pao..nn c’è che dire sei un grande…nn so come fai a trovare il tempo ..con tutto quello che hai da fare!!! comunque bravo.Continua così stai facendo una cosa molto interessante e curiosa al tempo stesso! Speriamo prenda sempre più piede e che aderiscano ancora nuovi AMICI portieri! ciao DOME!
Bella intervista…complimenti! Io che, fino all’operazione alla caviglia, giocavo con contuinità da portiere mi fà piacere leggere interviste di questo tipo. Ad ogni modo spero continuerai questo meraviglioso lavoro: hai tutto il mio appoggio!!! Concludo augurando ogni bene a Luca Ferro per il suo rientro, e a Matteo per il suo impegno. Ciao by Simone
ciao! sono ank’io portiere ma di pallanuoto e son di rapallo ma gioco in PORTOGALLO nella squadra di maggiore risalto! forza
dimenticavo-la squadra e’il SALGUEIROS e c’e'una piccola cosa su faceb “taccio fan club”—un caro saluto ancora e forza!!!nuovamente—cmq concordo su quanto da FERRO detto nella intervista! nel nostro (piccolissimo) ambiente le cose sono le stesse che nel calcio(sempre con i dovuti termini di paragone)—